Il lavaggio delle mani è uno dei gesti che diamo più per scontati al giorno d’oggi. E’ una pratica talmente comune che quasi non ci facciamo caso e che fa parte ormai della nostra cultura. Lavarsi le mani è importante e, soprattutto oggi , ce ne stiamo rendendo conto mentre il mondo lotta contro l’epidemia di coronavirus. Ma un gesto così semplice ha una storia non così banale e la sua introduzione è più recente di quanto si pensi.
Il “padre” del lavaggio delle mani
La storia del lavaggio delle mani non inizia nell’alba dei tempi, bensì “quasi ieri”, precisamente nel 1840. All’epoca ancora virus e batteri ancora non si conoscevano e spesso il propagarsi delle malattie infettive veniva imputato a cause disparate.
Il protagonista di questa storia è un medico ungherese di nome Ignàc Semmelweis che all’epoca lavorava in un reparto di maternità dell’ospedale di Vienna. Il reparto, come tanti altri, registrava un elevatissimo tasso di mortalità infantile dovuto a una febbre che attaccava i piccoli capace di ucciderli in breve. Non solo, il tasso di mortalità delle neomamme era altissimo e la causa identificata all’epoca risiedeva nei “cattivi odori” provenienti dall’obitorio poco distante. I numeri preoccupanti spinsero Semmelweis a mettersi alla ricerca delle radici del problema e fu qua ebbe un’intuizione che si rivelerà rivoluzionaria.
Notò infatti che medici che operavano in quell’ospedale passavano da un’autopsia a un parto senza ne lavarsi le mani, ne utilizzare materiali opportunamente sterilizzati. Sospettando quindi che il contagio avvenisse “di mano in mano” e non tramite i cattivi odori, ordinò ai colleghi di lavare per bene mani e strumenti con una soluzione di cloruro di calce. Il risultato fu straordinario: durante il suo operato la mortalità delle mamme crollò dall’11,4% all’1%, che gli valse l’appellativo di “salvatore delle mamme”.

Era troppo presto
I risultati ottenuti da Semmelweis con l’introduzione del lavaggio delle mani alla lunga non furono tollerati dai suoi colleghi e da tutta la comunità scientifica che si scagliò contro di lui. Venne licenziato dall’ospedale finì per cadere in rovina schiacciato dalla depressione, che lo portò a morire in un ospedale psichiatrico all’età di 47 anni. Inevitabilmente nel reparto di maternità il tasso di mortalità risalì e ci vollero anni affinché le sue intuizioni venissero accettate dal mondo scientifico e dai governi.
La dimostrazione della contaminazione batterica scoperta da Pasteur avvenne solo nel 1864 e soltanto nel 1876 Robert Koch scoprì il bacillo dell’antrace che aprì la strada a un nuovo campo di ricerca. Il ‘900 assistette a nuove scoperte scientifiche e all’adozione di conseguenti misure di prevenzione che diminuirono drasticamente la mortalità per malattie infettive. Il contributo che il medico ungherese diede non venne però dimenticato e la sua figura venne rivalutata. Nel 2013 l’UNESCO ha inserito dei documenti relativi ai suoi studi nel registro della Memoria del mondo e, dal 1969, l’università di Budapest è stata rinominata Università Semmelweis in suo onore.
Lavarsi le mani è importante!
L’organizzazione mondiale della sanità, a fronte dell’emergenza coronavirus, ha ribadito l’importanza di questo semplice gesto per impedire la diffusione del contagio. Le iniziative a livello mondiale per sensibilizzare sono state innumerevoli. Un’igiene corretta delle mani è ottenibile con un corretto lavaggio delle mani e con l’utilizzo di igienizzanti con base alcolica capaci di annientare i patogeni. I prodotti Ricdar sono studiati per garantire una profonda igiene delle mani, degli ambienti e dell’aria per prevenire la diffusione di patogeni.
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